martedì 29 luglio 2008

i miei viaggi...post da pullman


Messa in moto e partenza...c'è musica in fondo.

E sono note dolci ad accompagnare questa cosa, chiamata partenza, che ormai so bene che sapore ha.

E' amara come fiele, e brucia lentamente, e mi consuma ogni volta un pò di più...

La musica cambia, "I miss you" degli incubus...e ricomincia a sanguinare proprio quando credevo di aver disinfettato il tutto, quando pensavo di essere riuscita a curare la ferita.

Alzo il volume, il brusio diventa silenzio; persa nel mio bisogno di te mi perdo, e tutto attorno...scompare.

La gente, la radio su frequenze troppo vecchie per i miei gusti, le chiacchere inutili di gente che parte, che torna, ognuna con un perchè differente...shhhh.

Se guardo a ieri, vedo così tante sfumature colorare le mie giornate, che non è un solo colore a prendere forma.

Ogni giorno, diverso dal precedente, ha un suo odore...e non riesco a definirne alcuno.

Cocco e vaniglia, è una macchina amica.

Incenso al muschio, è una casa temporanea.

Muffa e umidità,è il mio lavoro.

Pulito e tedersivo al limone, mia madre, mia sorella e le sue manie...

Acqua di Parma...mio padre.

Questo odore era la sveglia ogni mattina, era un saluto prima della scuola...era e adesso non è più.

Non è più da tanto, troppo tempo. A volte ho difficoltà a ricodarne i particolari...immischiati al deodorante della macchina.

Perdendomi in questi pensieri stupidi, si stupidi perchè che senso ha ricordarne ora i particolari?, mi imbarco nel solito viaggio fatto di alba e paesaggi che scorrono veloci alla destra del finestrino che ho scelto.

Sempre lo stesso, ultimo posto al centro, lato finestrino, lato montagne che al ritorno è mare... paesaggio diverso per lo stesso fattore comune. Il mio viaggio…

Mi aspettano gli ultimi due giorni di lavoro e poi sarò finalmente libera per un mese intero. Dovrei esserne felice...ma non lo sono del tutto.

Sono successe tante cose negli ultimi mesi, mi sono accorta di come è diventato facile voltare pagina, di come sia diventata una mia prerogativa cambiare e non subire eccessivamente il peso di ogni svolta.

Questo mi spaventa...facile è crollare sotto il peso della paura dell'ignoto, di ciò che ci aspetta; eppure, eppure no, non io... sono preparata a tutto, e se questo è reale vuol dire che ho toccato il fondo.

E se il fondo è duro come lo sento, allora non resisterò a lungo qui al buio, presto o tardi avrò voglia di risalire.

Ma risalire merita una fatica ben più grande che crollare...e sono troppo stanca adesso.

Comincio a sentire l'odore marcio dei cambiamenti, delle stesse giornate colme di imprevisti, e degli avvenimenti continui.

Ho voglia di staticità, bisogno di abitudine, relax per i pensieri saturi di soluzioni.

Ho voglia di fermarmi e amare senza necessariamente dover pensare al poi.

Dedicare anima e corpo alla cura del mio cuore senza complicazioni...terapia d'urto per le ferite.

Ma so che d'amore non si vive, e quindi non voglio saziarmi della cosa più facile.

Sarebbe bello accettare ciò che la vita mi offre, accontentandomi di un amore facile e paziente.

Io non sono fatta per i vuoti a rendere...voglio struggenti passioni, dolci dolori, e sorrisi malinconici.

Voglio lottare, ma voglio scegliere per cosa.

Non mi conosci, non puoi conoscermi...non avere questa pretesa.

Non mi respiri, non senti il rantolo che produco quando vivo...

Vivermi è ben altro, è molto di più.

Se solo volessi già sapresti che odore ho.

Questo è chiaro. Ma tu senti solo le voci dei tuoi pensieri neri...che mi accolgono perchè nel tuo cuore sono la dolce ombra che ti sazia.

Sono la solitudine che ti manca, sono le ferite che si riaprono...e tu non fai che cibartene, come una iena fa con le carogne.

Non voglio un ruolo che non posso mantenere, non sono carne da macello. Non per il tuo.

E se è così difficile per te comprenderlo adesso, lo capirai molto presto.

Amarmi è vedere il sole, amarmi è sorridere soffrendo, amarmi è amarti, non guardarti ed odiarti.

Ogni volta che vado via, parole inutili, sproloqui senza un senso mi giungono alle orecchie, come una colpa…

Accuse di mancato amore, di attenzione, di sentimenti che hanno preso una strada che non dovevano…

Io voglio amare, lo voglio col tutto il cuore…ma voglio farlo priva di coscienza, senza meditare, senza cercare…

Senza scappare.


Ora che lascio questo viaggio, ora che la destinazione è definita…e sono sola nei miei spazi bianchi, posso riprendere ad ascoltare.

Il rumore delle macchina, il ticchettio del mio orologio, dell’acqua da qualche parte…gente che parla e frastuono, e io in mezzo alla folla non mi sono mai sentita tanto sola.

E l’odore…l’odore non è quello che conosco…non è quello che mi fa sentire a casa.

Ma è la mia vita, fatta di arrivi e partenze, di giorni bui e di splendide giornate di sole; fatta di verbi al singolare…che un giorno forse coniugherò al plurale.



Incubus - I Miss You (acoustic) - Incubus

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