Guardo ciò che ho davanti, ed è come sentirsi in gabbia, protetti dalle sbarre, ma senza un tetto sotto il quale proteggersi. Sola, nel silenzio di queste mura, a volte mi lascio rapire dalla solitudine che non amo, ma cerco…come se la consapevolezza di tale stato potesse proteggermi da tutto quello che fuori puntualmente mi ferisce.
Eppure a volte la sofferenza ti porta su strade di pensiero che non avresti mai pensato di percorrere…
Provvidenziale è stato un incontro.
E’ incredibile come a volte, una persona mai vista, il cui odore non sai nemmeno di cosa è fatto…riesca in poco meno di un istante a spogliarti di ogni abito apparentemente fisico… Ho scoperto parole che non ero mai riuscita a distinguere, eppure sapevo benissimo che esistevano in un vocabolario che non avevo mai voluto nemmeno prendere in considerazione.
Ho scoperto la parola “dipendenza” e ho scoperto che ne sono ammalata.
Ne siamo ammalati tutti.
E solo ora capisco come mai è così difficile essere felici, perché è così difficile esser soli, perché moriamo ogni giorno un po’ di più quando amiamo.
Dipendenza…non è solo assumere una sostanza e poi desiderarla per star bene. È assumere una vita e sentirne il bisogno, sentire un odore e desiderare di poterlo annusare ogni istante. E’ avere qualcuno e desiderare di possederlo, e stare male quando non possiamo averlo o è lontano dal nostro sguardo.
Ma se amare e se il desiderio di possesso ci porta a soffrire, non è un po’ come ammalarsi?
Una persona sofferente fisicamente, per star meglio prende le sue medicine…noi come un qualsiasi ammalato…quando stiamo male sappiamo cosa cercare per star meglio. E il desiderio di possesso ci annienta, e annienta le cose meravigliose che riusciamo a sfiorare.
Come ogni oggetto che compriamo, ci appartiene…solo ed esclusivamente perché acquistato con quei soldi guadagnati con fatica, pensiamo che le persone possano appartenerci.
Quando diciamo “il mio uomo”, “la mia donna”, “la mia amica”…allora paragoniamo un essere che amiamo a “la mia borsa”, “ la mia collana”, “la mia tazza”…ma quando una tazza si rompe?
Come un qualsiasi oggetto si rompe, anche un legame…ed era il “mio” legame un giorno potrebbe rompersi. Ma mentre un qualsiasi oggetto può essere riacquistato…le persone, gli amori e gli affetti in genere, non ci appartengono , se non per uso di un linguaggio comune ed errato, e non possono essere ricomprati.
Ho scoperto a mie spese, e il susseguirsi incessante di storie finite, di amicizie consumate ne è la prova tangibile...che non ci sono nomi esatti per definire un qualcosa di bello o di importante:"nel momento stesso in cui tentiamo di definire un rapporto, nel momento stesso in cui gli cerchiamo un nome per paura dell'ignoto, vogliamo cambiarlo"...quindi perchè farlo? cosa ci assicura che un nome, ci terrà legati alla cosa che desideriamo definire?
Una famosa tragedia shakespeariana recitava: "cosa c'è in un nome? quella che noi chiamiamo rosa, anche chiamata con un'altra parola avrebbe lo stesso odore soave"... quindi perchè dover necessariamente cercare un sostantivo, un pronome, o un qualsiasi altro espediente per dare un perchè a una cosa che è naturalmente magnifica priva di tutto questo? Cosa può rendere più mio un uomo, o un amore, o una qualsiasi altra cosa che ci apparterrebbe comunque, se mossa da sentimenti veri ed emozioni?
Il desiderio di possesso, ci avvelena.
Desideriamo la libertà, ci battiamo per conquistarcela, e ci arrabbiamo quando gli altri tentano di privarcene...ma non facciamo esattamente la stessa cosa quando parlando con leggerezza ci avvaliamo di stupidi pronomi possessivi usati nei luoghi e nei momenti sbagliati?
Libertà è essere liberi di amare liberamente, è mantenere la nostra indipendenza spirituale, il nostro essere unici insieme, nell'anima altrui...
Mi sveglio oggi da un torpore che per troppo tempo mi ha incatenato a dogmi che non fanno per me...perchè posso amarti e donarti me stessa, e viverti respirando il tuo odore che amo ma che non mi appartiene, il tuo cuore che vivo ma che non mi uccide possedendolo, solo se mantengo la "mia" ( e in questo caso il pronome possessivo mi appartiene!) individualità...
Questo è il mio primo passo verso la guarigione dalla "dipendenza" dal possesso altrui...
E io ti amo, ti ho amato, o ti amerò, qualsiasi cosa tu sia, qualsiasi nome tu abbia, qualsiasi vita tu viva...proprio perchè non mi appartieni...e mi sei vicino al cuore e all'anima ugualmente senza che io abbia necessità di chiamarti o di possederti.
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E' importante porsi domande quando si scopre di avere dentro un qualcosa che va dal maggiore all'infinito ed oltre se è possibile.
Non si tratta di presunzione, ne di volersi in qualche modo mettere in gioco per sentirsi più o meno diversi, il diverso in genere ama sentirsi tale proprio per non cadere nel banale, ma cosa c'è di più banale che il cercare di non esserlo?
La naturalezza, che scade spesso e volentieri nella normalità, è comunque importante. Ci rende autentici e ci rende umani; siamo esseri fatti di carne, ossa e pensieri impuri...siamo nati dalle viscere di una madre che prima di noi è stata a modo suo normale. Non possiamo scampare alle leggi che la genetica ci impone... Ma possiamo guarire dalle regole che ci sono state inconsapevolmente insegnate, renderci speciali ... senza sperare necessariamente di essere indispensabili. >>

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